Milano, 1 Dicembre 2002

Una nuova vasca

 

Come ho detto in un'altra sezione del mio sito, dopo l'esperienza ADA ho deciso di allestire una vasca che fosse più adatta alle mie disponibilità di tempo per la sua manutenzione.

Per questo motivo ho allestito una vasca con un fondo completamente sterile e costituito da uno strato di circa 10-12 cm di sabbia di quarzo, inerte.

Lo scopo primario di questa vasca era di verificare se, come si dice in genere, i fondi di sabbia siano pericolosi in quanto facilmente soggetti ad anossia e marcescenza.

Devo dire che, a distanza di molti mesi, questa mi pare l'ennesima leggenda metropolitana, soprattutto se abbinata a una vasca dedicata alle piante, le cui radici sono più che sufficienti a garantire un'adeguata ossigenazione del substrato.

Inoltre, ho trovato la sabbia particolarmente comoda per la messa a dimora delle piante e per la loro radicazione. Infine, questo tipo di fondo, non permette allo sporco di scendere in profondità e consente una facile rimozione dei residui sia col filtro che aspirandoli, durante i cambi d'acqua, con un piccolo tubo per aeratore.

Avendo messo molte piante e avendo deciso di non fertilizzare il fondo, si è resa necessaria una differente metodologia di nutrizione per le piante. Ho così deciso di nutrire le piante, quando necessario, con soluzioni da aggiungere all'acqua e compresse per il fondo, da piazzare vicino alle radici della piante che ne dimostrassero la richiesta.

Come fertilizzanti per l'acqua utilizzo un additivo per il ferro (ECA, di ADA), due additivi per nitrati e fosfati (Green Brighty Special Lights, di ADA, e uno messo a punto da me, contenente potassio, calcio, magnesio e nitrati) e un additivo di micronutrienti (Step 1, di ADA).

Quando vedo insorgere carenze in alcune piante, aggiungo degli stick nel fondo. Questi stick sono di varia natura e vanno degli Iron Bottom e Multi Bottom, di ADA, a compresse e bastoncini per piante fiorite, che acquisto nei garden o al supermercato. Quello che deve essere ben chiaro è che questi prodotti devono contenere la minima quantità di azoto e fosforo e, possibilmente, non devono contenere ammonio o urea, anche se una loro eventuale presenza non ha effetto alcuno sui pesci in vasca. I prodotti che uso sono i seguenti:

 

DUECI PIK – Concime per piante da fiore

in pastiglie (compresse tonde) acquistato presso i supermercati Esselunga

NPK 8-10-30

(NO3- 8% - P2O5 10% - K2O 30%)

 

Un prodotto disponibile in USA (stick da 4-5 cm)

NPK 16-2-6

(NO3- 2%; urea 3.5%; azoto solubile 10.5%: NH4+?)

 

Questo tipo di fertilizzazione mi ha dato soddisfacenti risultati negli ultimi diciotto mesi e mi ha permesso di tenere perfettamente sotto controllo il problema alghe. Solo il caldo eccessivo dell'agosto 2002, e la mancanza totale di manutenzione per sei settimane, ha portato un eccesso di alghe che sta, ormai, rientrando.

L'illuminazione di questa vasca è assicurata da una plafoniera Giesemann con quattro tubi fluorescenti da 18W, come potete vedere in queste immagini:

Le lampade sono, partendo dal davanti, una Philips Aquarelle, una Philips 965, un Philips 865 e una Osram 930 sul fondo.

Prima di chiudere, ecco alcune foto scattate nei primi mesi di funzionamento della vasca.

 

Limnophila aromatica. Una pianta non proprio facilissima da tenere in acquario, a meno che non si incontrino le sue precise esigenze vitali. Di certo, più difficile della stretta parente L. sessiliflora.

Ceratopteris cornuta. Una pianta molto facile da coltivare che ha, però, il difetto di diventare infestante. Può crescere sia immersa che galleggiante ed è considerata un'ottima "spugna" per gli inquinanti (nitrati e fosfati).

Una magnifica Cryptocoryne. Una pianta che forma una rosetta, non molto alta, ottima per il primo piano o per il centro vasca. Foglie di un bel verde scuro, richiede un fondo ben fertilizzato. Forma facilmente stoloni che, viaggiando all'interno del substrato, fanno sbucare nuove piante in punti impensabili della vasca. Aiuta a ossigenare il fondo.

Un'altra immagine della Crypto. Visibili, intorno a lei, un'Eusteralis stellata e due rami di Lysimachia nummularia.

Heteranthera zosterifolia, una bellissima pianta di un verde tenero. Se ben adattata, cresce in maniera esplosiva, buttando getti da diversi punti del suo fusto e formando, in breve tempo, cespugli inestricabili. Fiorisce, se emersa, con piccoli fiorellini lilla.

Ceratophyllum demersum, una pianta acquatica per eccellenza, riconoscibile per il fatto che non ha radici. Può essere coltivata galleggiante o ancorata; in ogni caso assorbe molti nutrienti e cresce molto velocemente.

Eusteralis stellata, una delle più belle piante d'acquario, a mio parere. Cresce abbastanza facilmente, anche se assume il colore rosso che le è tipico solo in presenza di ottime condizioni di crescita.

Lysimachia nummularia, la piantina a stelo che si vede al centro. Non molto esigente, è nua pianta difficile da reperire in commercio.

 

E, infine, alcune foto d'insieme della vasca.

 

Prima di chiudere, solo un dettaglio; avevo deciso di rifare la vasca ADA in quanto infestata da alghe unicellulari verdi, come avrete letto nelle pagine relative a quella vasca.

Per evitare problemi, ho sterilizzato tutti i componenti, piante comprese, con candeggina. Purtroppo, la testata del filtro esterno conteneva ancora acqua satura di alghe unicellulari e, all'avvio nella nuova vasca, l'acqua venne riempita nuovamente da alghe unicellulari:

 

 

Tuttavia, nella mia precedente, e drammatica, esperienza con queste alghe, avevo notato che dopo un mese e mezzo, circa, di abbandono totale della vasca, queste alghe stavano accennando a ritirarsi.

Tra l'altro, è noto che queste alghe sono molto sensibili alla luce UV per cui mi si presentava l'opportunità di liberarmene usando una lampada UV per acquari. Come ho già spiegato in un altro punto del sito, però, non mi andava di affrontare questa spesa poiché ero convinto di poter vincere la mia guerra in un modo più abbordabile.

A questo punto, allora, decisi di riempire il filtro esterno con carbone attivo (viste le mie esperienze coi carboni attivi per acquariofilia, decisi di usare quello che, qualche anno prima, era uscito meglio dal mio test sulla qualità dei carboni; potrete trovare i risultati di questo test sul sito del GAEM). Inserii nel Fluval ben quattro sacchetti da 100 g di carbone Adsorbor, di Askoll. Dopo una settimana di filtrazione su carbone, tuttavia, nessun miglioramento sembrava esserci. Poiché quella sera cadeva l'appuntamento mensile del GAEM, mi rassegnai a chiesi a un socio di portarmi una lampada UV per tentare l'ultimo esperimento.

Il mattino successivo, quando mi stavo apprestando a montare la lampada, tuttavia, mi accorsi che l'acqua sembrava essersi leggermente schiarita. Decisi, quindi, di concedere al carbone ancora qualche giorno di possibilità. Ed infatti, la domenica successiva, il risultato era decisamente confortante: l'acqua era perfettamente limpida e non vi era più traccia di alghe unicellulari.

Ecco la vasca dopo circa un mese, quando tutte le piante sono ripartite alla grande.

Alla fine, la battaglia era vinta. A tutt'oggi, Febbraio 2003, quel tipo di alga non è più comparso nei miei acquari.

 

 

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