Milano, 8 Aprile 2001

 

La CO2 di notte serve o non serve?

 

Questo è, forse, il più controverso argomento tra i tanti possibili in acquariofilia. E, anche in questo caso, è bene chiarire che quello che sto per dire vale solo se si considera una vasca davvero MOLTO ricca di piante (in due parole, un acquario olandese).

Una vasca in cui vi siano molte piante, tutte in salute e in piena crescita, è una vasca che consuma rapidamente molti nutrienti, primo tra tutti l'anidride carbonica. Per questo motivo, la somministrazione di CO2 avviene con un ritmo molto elevato che non ha paragoni nelle altre tipologie di vasca. Ovviamente, tutto questo significa che le caratteristiche chimiche dell'acqua in una vasca di questo tipo sono sempre dinamiche ed è facile che un intervento esterno possa rompere questo delicato equilibrio.

Avendo queste vasche, molto spesso, dei valori di durezza carbonatica (KH) piuttosto bassi, la dipendenza del pH dalla concentrazione della CO2 è piuttosto stretta e basta molto poco per farlo muovere, dalle sue condizioni di equilibrio, anche di diversi decimi in poco tempo. Inutile dire che queste rapide fluttuazioni sono estremamente dannose per piante e pesci.

Durante il giorno, quando la fotosintesi è al massimo, il sistema è dinamicamente in equilibrio e non si notano quasi mai variazioni nel valore del pH. Il problema principale si presenta, in questo tipo di vasche, durante la notte; infatti, al contrario di quanto avviene normalmente in vasche di pesci e piante, ma non dedicate solamente a queste ultime, non è infrequente assistere a innalzamenti bruschi e di grossa entità del pH, che può spostarsi verso valori alcalini anche di una unità nel giro di dodici ore.

Perché accade questo?

Prima di rispondere a questa domanda, vediamo un attimo di capire cosa succede, in genere, durante le ore notturne in una vasca normale.

Una volta che le piante abbiano concluso la loro fase fotosintetica (e, badate bene, questo non coincide, necessariamente, con lo spegnimento delle luci in acquario), iniziano la fase respiratoria in cui sfruttano l'energia accumulata durante il giorno per accrescersi e, così facendo, consumano ossigeno e emettono anidride carbonica. Dato che anche i pesci sottostanno a un metabolismo analogo, durante la notte si dovrebbe assistere a un progressivo calo della concentrazione di ossigeno e a un corrispondente aumento di quella della CO2. Se l'acqua dell'acquario ha un sufficiente potere tampone (non quantificabile, dato che dipende dalla tipologia e dalla quantità di pesci e piante presenti e dall'attività del filtro), la variazione di pH dovrebbe aggirarsi intorno ai 2 - 3 decimi, massimo 5, ma sempre verso il basso (valori più acidi). Ed effettivamente è a questo fenomeno di acidificazione a cui si assiste in queste vasche in cui, se presente, la somministrazione di CO2 andrebbe interrotta o, al massimo, ammortizzata accendendo un aeratore durante le ore notturne.

Nelle vasche olandesi, invece, a prevalere è un altro tipo di metabolismo vegetale che porta le piante a rilasciare in acqua sostanze  basiche (alcaloidi) derivanti, in gran parte, dalla degradazione dei pigmenti fotosintetici, ma non solo. Attenzione, questo fenomeno è presente SEMPRE, in ogni vasca e in ogni pianta, ma solo nelle vasche MOLTO ricche di piante assume un'importanza tale da farlo prevalere sull'effetto normalmente acidificante della respirazione. Per cui, in assenza di somministrazione esterna di CO2, in queste vasche si potrebbe assistere ad innalzamenti del pH anche superiori ad un punto, come detto più sopra (tutto questo è anche favorito, come visto, dal basso potere tamponante che in genere si ha in queste vasche).

Per cui, nel caso si disponga di una vasca ricca di piante e ci si trovi davanti al dilemma se sospendere la somministrazione notturna di CO2, la cosa più corretta da fare è controllare come varia il pH, a CO2 spenta, tra la sera e la mattina, PRIMA dell'accensione delle luci, e regolarsi di conseguenza, considerando l'opportunità di lasciare aperta la distribuzione di CO2 di notte nel caso si assista ad un innalzamento del pH superiore a due o tre decimi (consiglio di fare questi rilevamenti per un periodo di almeno una o due settimane, per essere certi che non si tratti di un evento sporadico).

 

 

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