Milano, 31 Marzo 2001

 

Ma la CO2 serve davvero?

 

Una domanda davvero imbarazzante. Si potrà dare una risposta?

Proviamoci....

 

A cosa serve la CO2

Il carbonio è l'elemento più importante per le piante, in quanto consente loro di costruire i tessuti di sostegno (la cellulosa è, fondamentalmente, uno scheletro di carbonio), le riserve di energia (amido, che è un polimero del glucosio, uno zucchero) e di disporre, grazie alla fotosintesi, di quell'energia chimica che permette di produrre enzimi, proteine e quant'altro serva per il loro metabolismo. Nell'acqua dei nostri acquari, però, se ne trova sempre troppo poca. Quindi, se davvero vogliamo piante sane e rigogliose, dobbiamo trovare il modo di somministrare loro, in qualche modo, il carbonio che serve. La cosa interessante è che anche i bicarbonati presenti in acqua possono funzionare come sorgente di carbonio, in quanto tutte le piante provenienti da zone aventi acque con un minimo di durezza carbonatica (con un KH, cioè, diverso da zero) hanno la capacità di scindere i bicarbonati (decalcificazione biogena) per recuperare la CO2 che serve loro (è vero che il processo è energeticamente costoso, ma è anche vero che in carenza di CO2 le piante si adattano benissimo a quello che trovano).

A questo punto, abbiamo individuato due possibili fonti di carbonio in acquario, la CO2 e i bicarbonati, e abbiamo capito perché e a cosa serve.

Un ultimo impiego della CO2 in acquario è, più che altro, di carattere chimico: contribuisce a stabilizzare il KH e il pH a valori inferiori a 7, difficilmente raggiungibili con altri metodi, che siano, al contempo, compatibili con la coltivazione delle piante (come, ad esempio, la filtrazione su torba) e duraturi (come gli additivi per abbassare il pH).

 

Quanta CO2 serve?

Questa, forse, è la vera chiave del problema. Infatti, spesso sento affermare che molti acquari funzionano benissimo senza la somministrazione di CO2. E questo, in linea di principio, potrebbe essere vero. Ma il nocciolo della questione NON è che un acquario funzioni benissimo SENZA CO2, ma che funzioni benissimo con POCA CO2. Non dimentichiamo, infatti, che la CO2 è sempre presente in atmosfera (se ne trova circa lo 0.035%, pari a 350 ppm) e che in acqua, anche nei biotopo naturali, è SEMPRE in concentrazione insufficiente a saturare la fotosintesi. Per cui, se le piante vengono a trovarsi in un ambiente più ricco di CO2 del normale, rispondono accelerando, e di molto, il processo fotosintetico. Al contrario, se la CO2 scarseggia, le piante rispondono o recuperando il carbonio che serve dai bicarbonati, o rallentando, fino a fermare, la fotosintesi. In realtà, dato che un minimo scambio gassoso tra aria e acqua esiste sempre, il processo fotosintetico delle piante in acqua non si arresta mai. La conseguenza di ciò è che le piante crescono meno e restano più piccole. Ma crescono SEMPRE, dato che il carbonio è INDISPENSABILE.

Ovviamente, il fabbisogno di CO2 non è uguale per tutte le piante; vi sono piante a crescita lenta che si accontentano della CO2 che si scioglie naturalmente nell'acqua e altre, invece, molto più rapide che senza una somministrazione esterna aggiuntiva deperiscono. Quindi, da questo si può capire che un acquario può funzionare benissimo senza alcuna somministrazione esterna di CO2, a patto che ci si accontenti di avere piante che non si sviluppino in maniera abbondante e che non siano troppo esigenti, o che abbiano la capacità di scindere i bicarbonati, come abbiamo visto.

 

Come somministrare la CO2?

La CO2 può essere somministrata sempre allo stato gassoso, ma con diverse tecniche. La più pratica, anche se più costosa in termini strettamente economici, è l'impiego di sistemi a bombola ricaricabile, dotati di manometri di riduzione della pressione e di opportuni diffusori in acqua. Un sistema analogo, anche se decisamente più economico, prevede l'uso di bombole non ricaricabili, da sostituire una volta esaurite.

E' anche possibile costruirsi un sistema di produzione di CO2 sfruttando la fermentazione alcolica con lievito e zucchero; l'inconveniente di questo sistema è la sua impossibilità di regolazione, che lo rende adatto solo per vasche che abbiamo un volume d'acqua superiore ai 50 litri (per volumi inferiori, sono possibili sbalzi di pH nelle prime fasi della fermentazione che potrebbero produrre effetti devastanti in vasca).

In questi ultimi anni si è anche diffuso un sistema di distribuzione della CO2 che si basa sull'elettrolisi dell'acqua; io non sono molto favorevole all'utilizzo di questi aggeggi, perché possono avere diversi inconvenienti, primo fra tutti la scarsa riproducibilità della durata degli elettrodi, spesso sottoposti a stress tali da portarli a una vera e propria "esplosione", anche se del tutto innocua. Il secondo difetto che io riscontro è che non è possibile stabilire a priori quali possano essere gli effetti del passaggio di una corrente elettrica attraverso un liquido complesso come l'acqua dell'acquario, in genere ricca di sostanze di rifiuto provenienti dal metabolismo di piante e pesci. Ogni esperienza in merito, comunque, è la benvenuta e vi invito a scrivermi le vostre impressioni sull'argomento.

L'ultimo sistema è, forse, il meno conosciuto, anche se è il più usato: l'aeratore. Anche se a prima vista sembra un'assurdità, l'aeratore è un ottimo diffusore di CO2, dato che immette in acquario forzatamente aria che, come abbiamo visto, contiene lo 0.035% di CO2. Per piante poco esigenti, questo strumento è sicuramente utile; non dimentichiamo, infatti, che uno dei motivi per cui coltiviamo piante in acquario è per ossigenare l'acqua e se abbiamo piante a basso tasso di fotosintesi, non potranno contribuire più di tanto a questo effetto. Ecco, quindi, che l'aggiunta di un aeratore risulta utile sia per i pesci che per le piante.

 

E i pesci?

Talvolta si sente dire che la CO2 che serve alle piante la producono i pesci. E' un'indicazione decisamente inesatta, dato che i pesci possono fornire una piccolissima parte della CO2 che serve alle piante. Solo in vasche densamente popolate di pesci e scarse di piante si può pensare di soddisfare il loro bisogno con la CO2 prodotta dalla respirazione dei pesci.

 

La CO2 fa male?

Un'altra affermazione che, spesso, si sente è che troppa CO2 influisce sulla quantità di ossigeno presente in acqua e può soffocare i pesci presenti. Questa è una grossa sciocchezza nella sostanza, anche se un fondo di verità ci può essere. Le concentrazioni di CO2 e di ossigeno sono rigorosamente indipendenti l'una dall'altra. In pratica, si può avere una vasca in cui l'acqua sia satura di ossigeno e, al contempo, povera di anidride carbonica o viceversa, o in cui manchino entrambi i gas o in cui entrambi siano oltre il livello di saturazione. In pratica NULLA correla le concentrazioni di CO2 e O2 in acqua. Quello che, però, è vero, è che se in acqua si accumula troppa CO2, il processo respiratorio dei pesci può esserne alterato fino a soffocarli, ma NON per la mancanza di ossigeno, quanto per l'incapacità delle branchie di scaricare all'esterno la CO2 accumulata nel sangue.

 

Il vantaggio aereo

Prima di chiudere, volevo parlare di un altro punto importante per l'assunzione di anidride carbonica da parte delle piante: il cosiddetto vantaggio aereo. In pratica, se una pianta riesce a mettere una foglia fuori dall'acqua, ha immediatamente accesso al più grande serbatoio di CO2 del mondo: l'atmosfera.

Quindi, ogni pianta che riuscisse a "bucare" la superficie dell'acqua potrebbe rifornirsi senza più problemi di anidride carbonica. Ecco, perché, le piante galleggianti crescono così rapidamente e senza troppi problemi di fertilizzazione con CO2.

 

Un'ultima nota: dato che le piante hanno SICURAMENTE bisogno del carbonio per crescere, affermare che il nostro acquario e le nostre piante vanno BENISSIMO SENZA CO2 non ci rende speciali agli occhi del mondo; ci mostra solo un po' ignoranti. Se le piante crescono, il carbonio da qualche parte lo prenderanno di sicuro.

:-)

 

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