Milano, 25 Gennaio 2003

 

Le leggende metropolitane dell'acquariofilia

 

Il carbone attivo rilascia ciò che ha assorbito

 

Il carbone attivo, questo sconosciuto, mi verrebbe da dire.

Abbiamo visto che una filtrazione continuativa con carbone è del tutto inutile e controproducente; ora vedremo se un'altra leggenda che riguarda questa "magica" polvere sia vera o meno.

Il carbone attivo viene oggi prodotto da poche ditte specializzate, secondo differenti tipologie di preparazione che ne differenziano la qualità e l'efficacia.

In pratica, nessuna ditta che tratti materiali per acquariofilia produce carbone attivo, che io sappia, ma tutte si limitano ad acquistarlo presso questi produttori e a inscatolarlo.

Questo significa che non tutti i carboni sono uguali e, in seconda battuta, che non tutti i carboni venduti per acquariofilia sono adatti per tutti gli usi acquariofili.

Detto questo, vediamo di capire se ci sia un fondo di verità nell'affermazione che sta in cima a queste righe.

Un carbone attivo ha la capacità di "attirare" nei suoi siti attivi le molecole organiche e di legarle a sé in un modo stabile, anche se non irreversibile.

Questa affermazione ha due conseguenze importanti: un carbone non è eterno e non trattiene per sempre ciò che ha assorbito.

Ma allora, direte, la leggenda di cui si sta parlando non è una leggenda?

Calma e gesso, ragazzi, ora ci arriviamo.

Innanzitutto, prima di arrivare al secondo punto, vediamo di capire la prima affermazione.

Il significato di queste parole è semplice: un carbone tende, col tempo, a saturarsi, cioè a riempire tutti i suoi siti di "inquinanti". Una volta che tutti i siti siano occupati, il carbone smetterà di lavorare e non sarà più in grado di adsorbire altri inquinanti (ho scritto adsorbire e non assorbire in quanto il processo di "cattura" messo in atto dai carboni è ben conosciuto e di natura chimica ed è differente da processo di assorbimento, tipicamente fisico, come quello che coinvolge, ad esempio, la luce).

Quindi, un carbone non dura per sempre e, perché possa svolgere il suo compito adeguatamente, deve essere sostituito periodicamente.

Per dare un'idea, se dovete eliminare i residui di un farmaco dopo un trattamento in vasca, suggerisco di usare 100 g di carbone attivo ogni 100 litri di acqua e di lasciare il carbone nel filtro per una o due settimane, al termine delle quali è meglio buttarlo e non riutilizzarlo più.

Se, dopo questo tempo il suo compito non è ancora finito vi consiglio di buttarlo e metterne di nuovo. Tenete presente che per avere un maggiore effetto pulente, l'acqua dovrebbe attraversare un carbone in maniera attiva, come accade, ad esempio, in un filtro esterno, e non passiva, come capita nei filtri biologici interni, dove l'acqua si limita a lambire il sacchetto del carbone, invece di attraversarlo completamente.

Ora, una volta che il carbone si sia saturato, c'è il rischio che tutto quello che ha adsorbito possa liberarsi e finire in vasca? E, in tal caso, è possibile, allora, "rigenerare" in casa un carbone?

La risposta a entrambe queste domande è una: no.

Una volta che un carbone si sia esaurito, le sostanze che ha legato a sé non potranno più staccarsi nelle normali condizioni di utilizzo in acquario. Per poter staccare ciò che ad esso è aderito si devono usare condizioni molto spinte di temperatura, del tutto inapplicabili in casa. E questa, ovviamente, è la risposta valida anche per la seconda domanda.

Ricordatevi che, prima dell'utilizzo, un carbone deve essere necessariamente ben lavato sotto un getto di acqua corrente per eliminare tutta la polvere che, inevitabilmente, lo ricopre.

 

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