Milano, 18 Settembre 2001
La CO2
L'anidride carbonica, come molti sanno, è un nutriente importantissimo per le piante. Le piante acquatiche, purtroppo, vengono a trovarsi, per loro natura, in un ambiente che è sempre povero di questo importante composto. Grazie ai progressi della tecnica, oggi, è possibile aiutare le nostre piante acquatiche somministrando loro questo gas in diverse modi.
Prima, però, di esaminare questi differenti impianti, vorrei spendere due parole sull'effettiva utilità di questa somministrazione. Diciamo che l'uso di anidride carbonica in acquario è richiesto solo se la vasca ne presenta le caratteristiche (presenza di pesci che necessitano di pH particolarmente acidi, ricca dotazione di piante, stabilizzazione dei valori...). Quindi, non tutte le vasche richiedono un impianto di CO2; tanto per chiarire, la somministrazione di CO2 è uno dei pochi sistemi naturali per mantenere basso (minore di 7) il valore del pH, che non interferiscano pesantemente col biotopo acquario. E' anche da rilevare che l'uso contemporaneo di torba rende la somministrazione e il controllo della CO2 sciolta in acqua estremamente impreciso e difficoltoso, oltre al fatto che la dissoluzione di acidi umici in acqua ostacola la corretta diffusione della luce e sfavorisce le piante.
Pertanto, se la vasca non è particolarmente ricca di piante, o non ha piante molto esigenti e veloci nella crescita, l'impianto di CO2 può anche essere del tutto tralasciato.
Il sistema a lievito
Il sistema a lievito e zucchero è, forse, il sistema più diffuso grazie alla sua facilità di preparazione e economicità. Purtroppo, però, questo sistema è anche scarsamente controllabile, riproducibile e durevole. In poche parole, io consiglio di usare il sistema a lievito Fai da Te solo in vasche di litraggio compreso tra i 60 e i 110 litri (per volumi inferiori è facile che si ottenga un sovradosaggio, mentre per vasche più grandi potrebbe non essere sufficiente). La sua durata, inoltre, varia dai 10 ai 30 giorni. Come preparare un sistema a lievito è abbastanza semplice e in rete si trovano diversi siti che ne illustrano la costruzione; quello che voglio solo aggiungere è che non è importante la quantità di lievito o di zucchero che userete, in quanto il lievito viene inibito dai propri prodotti di scarto, indipendentemente dal fatto che sia tanto o poco. Un buon metodo per allungare la durata di questo sistema è di aggiungere, al momento della sua preparazione, un cucchiaio da caffè di bicarbonato di sodio, che tamponi l'acidità che si forma, oppure usare acqua di rubinetto che abbia un KH almeno superiore a 10. Il lievito, inoltre, può essere sia fresco che secco (fare attenzione, però, che non sia il cosiddetto "lievito chimico"; questo altro non è che comune bicarbonato di sodio che non ha alcun potere fermentante sullo zucchero e non è in grado di produrre anidride carbonica). Si può usare sia il lievito in cubetti (ne basta metà cubetto, circa 2.5 grammi) che quello secco (io usavo il lievito Bertolini per pizze; fate attenzione perché sulla confezione è chiaramente indicato "Saccharomyces cerevisiae", il nome scientifico del lievito da usare). Non usate acqua troppo calda per avviare il sistema perché denatura il lievito irrimediabilmente. Va bene acqua tiepida, ma non calda. Il sistema deve avviarsi tra le due e le dieci ore da quando si prepara il "brodo". Se dopo questo periodo non si osserva alcuno sviluppo di gas, è molto probabile che si sia verificato uno di questi due inconvenienti: il lievito è morto (acqua troppo calda) o ci sono perdite nel sistema. In base alla mia esperienza, nove volte su dieci si tratta di questa seconda situazione.
Oggi, però, sono presenti sul mercato almeno tre sistemi a lievito che hanno un prezzo decisamente abbordabile e che, tutto sommato, consiglio a tutti coloro che volessero cimentarsi in questa impresa di acquistare; avrete meno problemi e potrete rendervi conto che la diffusione in acqua di questo gas è davvero utile per il vostro acquario. Una volta stabilito questo, il passo verso il sistema più duraturo del gas in bombola sarà immediato.
Un consiglio: se avete dei dubbi, meglio un impianto di diffusione di CO2 che non un cavetto sotto sabbia (tranne rare eccezioni).
Il sistema in bombola
Il metodo di diffusione di anidride carbonica basato sulle bombole di gas liquido è, oggi, molto diffuso. Il mercato offre sistemi "chiavi in mano" a prezzi davvero interessanti e, se la richiesta non è alta, i sistemi a bombola non ricaricabile sono indubbiamente i più vantaggiosi. Una bombola da 500 grammi, in una vasca da 100 L riccamente piantata, può durare almeno un mese se dotata di un diffusore efficiente.
Se le vasche sono più grandi, vale la pena prendere in esame la possibilità di usare una bombola ricaricabile. Anche in questo caso la scelta sul mercato è molto vasta; inoltre, non dimentichiamo che è possibile costruirsi un impianto Fai da Te con manometri e bombole vecchie di estintori a CO2 (ATTENZIONE!!! In questo caso accertatevi di usare un estintore VERAMENTE PROGETTATO per la CO2, per non incorrere in gravi rischi di esplosione). Queste bombole possono anche essere reperite presso i centri che riforniscono i bar e i ristoranti, in quanto la CO2 usata nelle nostre bombole è la stessa che si usa per spillare la birra.
Una nota: in queste bombole la CO2 è conservata liquida e, pertanto, la bombola deve essere SEMPRE utilizzata in posizione verticale, con l'uscita in alto; se la bombola dovesse sdraiarsi, c'è il rischio che la CO2 esca allo stato liquido e a bassa temperatura, danneggiando irreparabilmente il sistema di riduzione di pressione e grave pericolo per pesci e voi stessi.
Ah...dimenticavo... in queste bombole la pressione della CO2 è sempre costante fino a quando la bombola non si svuota completamente, perché essa si trova sempre in equilibrio come gas su una fase liquida; in genere, il valore della pressione del gas sovrastante è di 50-60 bar, ma dipende molto dalla temperatura. Per questo, accertatevi che sul riduttore sia presente una valvola di sicurezza che scarichi la CO2 in caso di eccessive pressioni (credetemi sulla parola; una bombola che esplode NON E' una cosa divertente). Per cui, secondo me, la presenza di un manometro è del tutto inutile; risparmiatevi la spesa.
Questo tipo di sistemi può essere accoppiato a un'elettrovalvola che, eventualmente comandata da un pHmetro, somministri CO2 solo quando vi sia una effettiva necessità, segnalata da un improvviso innalzamento del pH. Lo ritengo un gadget utile, ma per nulla indispensabile.
Il sistema elettrolitico
Questo sistema, presentato sul mercato qualche anno fa, si basa sull'ossidazione elettrolitica del carbone in acqua. In pratica, due elettrodi vengono immersi in acquario e tra essi viene stabilita una differenza di potenziale. Per quello che so, questo sistema ha l'inconveniente di essere poco pratico poiché in presenza di acqua dura uno degli elettrodi di incrosta rapidamente di calcare e, in alcuni casi, può esplodere (non si tratta di una vera e propria esplosione con energica liberazione di gas; sostanzialmente, l'elettrodo si apre "a banana"). Questo, ovviamente, comporta la sostituzione del pezzo, il cui costo non è proprio basso. Il vantaggio di questo accessorio è che può essere comandato da un timer e il suo funzionamento, quindi, regolato a piacere.
Un'ultima nota; la mia idea è che l'acqua dell'acquario è un sistema troppo delicato e complesso per poter far passare della corrente a cuor leggero; le modificazioni chimiche che si possono innescare per ossidoriduzione e elettrolisi potrebbero dare prodotti non controllabili e, magari, tossici, senza contare che a uno dei poli si sviluppa, come conseguenza, idrogeno, un gas altamente infiammabile.
Il sistema chimico
E', questo, il vecchio sistema usato dagli acquariofili di più lungo corso quando ancora il mercato non era così ben dotato di attrezzatura. In pratica, consiste nel produrre CO2 spostandola da un suo sale (in genere, un bicarbonato, come il bicarbonato di sodio, o un carbonato, come il marmo) usando un acido. L'inconveniente di questo sistema è che lo sviluppo di CO2 è molto violento, immediato e di brevissima durata. Per cui è richiesta la continua presenza di un operatore che faccia l'aggiunta o che controlli che il sistema non vada in pressione (nel caso di usi un gocciolamento in continuo, ottenuto con apparecchi come i gocciolatori usati per le flebo). In pratica, con questo metodo si possono ottenere picchi di CO2, con conseguenti e brusche variazioni di pH, che del tutto benefiche non sono, né per i pesci né per le piante.
Su un sito americano è in vendita un sistema chiamato, se non erro, Carbonator; il costo non è proprio modesto, ma il funzionamento è interessante.
Altri sistemi
Sicuramente a qualcuno sarà venuto in mente qualche altro metodo, per somministrare questo gas in acquario, a cui io non ho accennato. Ad esempio, capita spesso di sentir chiedere se l'acqua minerale gasata possa essere utilizzata per questo. A parte il costo, il metodo non è applicabile per gli stessi motivi visti per il sistema chimico.
Un altro sistema prevede l'uso di compresse che si sciolgono liberando CO2; il metodo, oltre che essere costoso e di scarsissima efficacia ha l'inconveniente di liberare anche altri agenti inquinanti, usati come leganti per la produzione della compressa. In pratica serve a poco, costa caro e dà fastidio.
Quindi, se vi venisse qualche altra idea, scrivetemi e accennatemene; vedremo di trattarla qui per l'interesse di tutti.
A presto.