Milano, 26 Gennaio 2003

 

L'acqua

 

Una cosa che mi sono sempre chiesto è perché si dia molta importanza al fondo, ai vetri, alla luce, ai fertilizzanti, ai cavetti, agli aeratori, al mobile di sostegno ecc. e quasi mai si dedichi all'acqua un minimo di attenzione. Eppure, piante e pesci trascorrono il 100% della loro vita immersi in questo liquido, strano, particolare e, per certi versi, ancora oggi sconosciuto anche per gli "addetti ai lavori".

Per questo motivo, ho pensato di dedicare qualche riga anche a questa parte dell'acquario, sicuramente la più importante e bistrattata tra tutte.

Ovviamente, quello che dirò è relativo all'acquario dedicato alle piante; per una vasca di pesci, le cose potrebbero essere un po' diverse e si dovrà valutare di volta in volta.

 

Che acqua usare

Sembra scontato, ma non lo è per nulla.

Quando ci capita di pensare all'acqua, ci preoccupiamo di prepararla in modo che i nostri pesci non soffrano e si sentano a loro agio; e le piante? Perché non pensiamo anche a loro? Forse che per le piante l'acqua abbia meno importanza che per i pesci? Certo, una pianta che soffre lo fa in modo meno evidente di un pesce (in genere, una pianta non boccheggia, non va a fondo o non si gira sulla pancia), ma il tipo di acqua può influenzare in maniera molto significativa la vita e la crescita di una pianta. Una pianta sistemata in un'acqua troppo diversa da quella di origine può crescere comunque, ma potrebbe non arrivare mai a fiorire, ad esempio, o non potrà mai raggiungere le dimensioni o i colori che assume in natura. Ovviamente, come nel caso dei pesci, non è il caso di assatanarsi eccessivamente nella ricerca dei valori fisico-chimici migliori per le nostre piante; ogni pianta si adatta all'ambiente in cui è costretta a vivere e creare le condizioni più "vicine possibile" (non ho scritto identiche) a quelle naturali non potrà che far bene alla pianta stessa, che ci ricompenserà sicuramente con una crescita rigogliosa e, in molti, casi, con una fioritura appagante.

Quindi, come regola di base, cerchiamo di scegliere piante che sino compatibili, tra loro, come condizioni di acqua (tenera, acida ecc.).

 

La temperatura

In generale, le piante acquatiche preferiscono una temperatura dell'acqua bassa piuttosto che una alta. In problema è stabilire cosa si intenda per "bassa" o "alta"; diciamo che la quasi totalità delle piante per acquari vive bene a temperature variabili, nell'arco dell'anno, tra i 20 e i 26-27°C, sopportando punte di 30-33°C durante i mesi estivi (quindi, per non più di uno o due mesi all'anno). Certo, casi al di fuori da questi citati possono presentarsi e avere comunque belle piante anche a 15 o a 35°C costanti può capitare, ma non è detto che le piante siano soddisfatte di ciò.

Quello che è importante sapere, comunque, è che a una più alta temperatura corrisponde un metabolismo più veloce; questo significa che le piante consumeranno di più e lavoreranno più velocemente. Attenzione, quindi, a non finire in carenza di nutrienti; un blocco nella crescita in condizioni così spinte provoca un danno maggiore alla pianta che a temperature più basse. In pratica, poiché una pianta si crea sempre scorte di nutrienti, a metabolismo accelerato le scorte sono consumate più rapidamente e i danni sono maggiori e più difficilmente riparabili.

 

Il pH

Anche se è pur vero che i meccanismi di assorbimento dei nutrienti, da parte di una pianta acquatica, sono influenzati in maniera anche importante dal pH dell'acqua, nelle normali condizioni di conduzione di una vasca una pianta non risentirà in maniera significativa delle variazioni di pH o di un pH diverso da quello suo naturale.

Ad ogni modo, un pH intorno a 7 è un valore più che accettabile per tutte le specie vegetali, anche se per molte piante io consiglio di stare tra 6 e 7 (anche valori inferiori a 6 vanno benissimo, sempre che siano compatibili coi gli animali presenti in vasca).

 

La durezza

E', questo, forse il parametro più importante tra tutti i possibili. Come ben sappiamo, in acquariofilia i parametri di durezza più usati sono il GH e il KH. Vediamo di analizzarli uno alla volta e di capire che impatto abbiano sulla vita delle piante.

Il GH

Il GH, come tutti sanno, è un dato che esprime la quantità di cationi bivalenti in acqua (per come viene normalmente misurato in acquariofilia). Poiché i cationi bivalenti (cioè aventi due cariche elettriche positive) in acqua sono, in netta prevalenza, calcio e magnesio, ci limiteremo a considerare solo questi due.

Per il normale ciclo vitale di una pianta, calcio e magnesio sono due macronutrienti (si tratta, cioè, di sostanze che la pianta deve poter reperire in quantità elevata, misurabile in grammi). In particolare, il calcio è un regolatore dei delicati processi che implicano l'attraversamento delle membrane cellulari, mentre il magnesio è il metallo contenuto nelle molecole della clorofilla. In qualunque acqua potabile, la presenza di questi ioni è garantita, ma se l'acqua dell'acquario viene preparata a partire da acqua da osmosi inversa, le cose diventano più complesse; per l'indurimento dell'acqua (l'acqua da osmosi inversa non dovrebbe essere MAI usata tale e quale, tranne rare eccezioni, in un acquario, ma deve essere sempre indurita o con altra acqua di rubinetto o con appositi sali, come descritto nelle pagine sulla Chimica) si possono scegliere svariate soluzioni, ma dobbiamo essere sicuri che la presenza di questi due ioni sia sempre garantita. Inoltre, la presenza del magnesio deve essere sempre e accuratamente monitorata, in quanto si tratta di un elemento che viene assimilato molto rapidamente dalle piante ed è richiesto in grosse quantità.

Un buon rapporto tra calcio e magnesio dovrebbe aggirarsi intorno alle 3-4 parti di calcio per parte di magnesio, mentre il GH può variare nell'intervallo compreso tra i 4-5 gradi tedeschi e i 10. Valori superiori o inferiori li sconsiglio a chi volesse dedicare la vasca alle piante.

 

Il KH

Anche questo parametro è ben conosciuto dagli acquariofili. La sua importanza nel campo delle piante è piuttosto importante in quanto da esso dipende la "fornitura" di CO2, sorgente del C necessario alle piante per la corretta fotosintesi. La relazione che lega la CO2 al pH e al KH è ormai nota a tutti (la trovate anche su questo sito), ma quello che non è del tutto risaputo è che la quasi totalità delle piante da acqua dura è in grado di recuperare la CO2 che serve loro dai bicarbonati (se non ci fosse disponibilità di CO2 gassosa libera). Quindi, restando alle piante più diffuse in acquariofilia, la maggior parte di esse può recuperare carbonio dai bicarbonati, anche a un costo energetico superiore, e non richiede necessariamente la diffusione di anidride carbonica in acqua. In questi casi, però, è indispensabile fare molta attenzione alle possibili variazioni di KH; infatti, senza somministrazione di CO2, i bicarbonati presenti in acqua vengono consumati non solo dalle piante ma, com'è noto, anche dal metabolismo del filtro. Un crollo del KH a zero comporta, di conseguenza, una variazione del pH rapida e pericolosa, verso valori incompatibili con la sopravvivenza delle specie acquatiche, siano esse vegetali o animali. Come influire sul KH (e, quindi, come regolarlo) lo potrete scoprire visitando la sezione sulla chimica dell'acqua in questo sito.

Nonostante quello che comunemente si dice, un valore di KH vicino a zero (ma DIVERSO da zero) non significa affatto instabilità nel valore di pH (sempre che la vasca abbia un'adeguata vegetazione e che sia rifornita di CO2 in maniera sufficiente); per cui, per una vasca di piante, io consiglio un KH che spazi tra 2 e 5 gradi tedeschi. Oltre i 5°dGH ci possono essere problemi nel controllare il dosaggio di CO2 e potrebbe essere difficile tenere il pH sufficientemente basso.

 

Il potassio

Questo è un macronutriente spesso, anzi, quasi sempre, trascurato in acquariofilia. Il problema maggiore è legato al fatto che, in genere, questo ione è scarsamente presente nelle acque potabili e viene rapidamente consumato dalle piante che, in tal modo, finiscono spesso in carenza.

Come il calcio, è sopratutto legato ai meccanismi di membrana e sostituisce a tutti gli effetti il sodio, un nutriente non indispensabile per le piante (proprio perché può essere in ogni caso sostituito dal K, anche se non è vero il contrario).

Quindi, dato che il suo valore non è misurabile coi comuni kit per acquariofilia, è sempre bene accertarsi di immetterlo in acqua o grazie all'uso di appositi sali o mediante aggiunte frequenti di fertilizzanti che lo contengano dichiaratamente.

 

Lo zolfo

Questo elemento è molto importante per le piante, ma non ha praticamente alcun interesse in quanto sempre abbondante e disponibile in acqua potabile. Anche i normali fertilizzanti contengono, in genere, sali dello ione solfato.

 

I fosfati

Il fosforo è un elemento importantissimo per le piante, essendo la base di tutti gli acidi nucleici e fonte di energia chimica per le cellule. Purtroppo, anche se a sproposito, viene spesso associato alla presenza di alghe e, quindi, mantenuto a livelli troppo bassi per la normale attività biologica delle piante. Certo, non sto dicendo che si debbano tenere 5 mg/L di fosfato in acqua, ma è anche vero che in vasche con 0.2-0.5 mg/L di fosfato non sempre si vedono alghe. Tralasciando questi eccessi, direi che in media è bene tenere in acqua una concentrazione di fosfato che si aggiri tra gli 0.01 e gli 0.05 mg/L di fosfato inorganico.

Attenzione, però: questo ione è spesso presente in forma INVISIBILE ai normali kit per acquariofilia (come polifosfato o come fosfato organico), ma ben disponibile per le alghe che possiedono enzimi adatti a rompere i legami chimici che bloccano il fosforo in queste molecole. Quindi, fate sempre attenzione a non eccedere col cibo e pulite sempre il fondo dagli avanzi e dai detriti.

Un ultimo dettaglio: spesso si vede esprimere il fosfato come PO43-; in realtà, la sua forma chimica dipende strettamente dal pH dell'acqua. In particolare, avremo:

 

Specie chimica

pH

pH al 50%

H3PO4

1-4

2.0

H2PO4-

2-7

2.5

HPO4--

7-12

7.5

PO4---

12-14

12.5

 

In pratica, nelle normali condizioni di un acquario di acqua dolce, la specie prevalente sarà il fosfato monoacido (HPO4--).

Altre informazioni sulla chimica del fosforo in acqua le potrete trovare in questa pagina.

 

I nitrati

Anche i nitrati seguono la stessa sorte del fosforo. Spesso accusati di essere la causa prima della comparsa delle alghe, in realtà svolgono un importante ruolo nella biochimica dei vegetali. Essi costituiscono la fonte primaria di azoto, usato dalle piante per produrre amminoacidi e proteine. Come per il fosforo, non sempre a un'alta concentrazione di nitrati deve corrispondere un'invasione di alghe (io ho avuto per oltre un mese una vasca con nitrati oltre 500 mg/L e non ho mai avuto un'alga nemmeno a cercarla col microscopio); le alghe arrivano SEMPRE per una concomitanza di cause, mai solo per una.

Dato che i nitrati sono indispensabili alle piante, è sempre bene mantenere la loro concentrazione tra i 3 e i 5 mg/L, anche se valori fino a 10 mg/L sono tollerati senza problemi.

Una nota: le piante preferiscono, come nutriente, l'ammonio, che viene assorbito molto più rapidamente, in quanto, una volta assorbito il nitrato, per poter usare l'azoto che esso contiene, se lo devono ridurre ad ammonio, con un notevole dispendio di energia (è stato dimostrato che una pianta che possa assumere ammonio al posto del nitrato è in grado di fotosintetizzare il 30% più velocemente). Ecco perché io preferisco sempre avere filtri poco efficienti dal punto di vista biologico; meglio lasciare che siano le piante a usare l'ammonio prodotto dai pesci prima che il filtro lo ossidi a nitrato, costringendo le piante a un lavoro inutile e dispendioso.

Infine, non dimentichiamo che lo ione nitrato è quasi sempre presente in ogni acqua potabile, fino a 50 mg/L (limite di legge), e che è uno ione che gli impianti di purificazione per osmosi inversa difficilmente riescono ad eliminarne più dell'80-90% (questo significa che un impianto a osmosi inversa, partendo da un'acqua con 50 mg/L di nitrato potrà produrre un'acqua con un contenuto di nitrati difficilmente inferiore a 5-10 mg/L). Altre informazioni sono disponibili a questa pagina.

 

Il ferro

Il ferro è un micronutriente (o, meglio, mesonutriente, in quanto necessario a livello di milligrammi) importantissimo per le piante; la sua importanza è legata alla sua chimica particolare che lo porta ad essere instabile in acqua a tempi molto lunghi. E', quindi, necessario rifornire periodicamente le piante di questo elemento con appositi fertilizzanti. Data la sua estrema importanza anche per le alghe, io suggerisco di non superare mai una concentrazione di 0.05 mg/L.

Una nota: i kit per acquariofilia non sempre sono in grado di misurare TUTTO il ferro presente; anzi, in genere (tranne un paio di eccezioni), questi kit misurano solo il ferro bivalente e NON chelato.

 

Gli altri nutrienti

Al contrario del ferro, tutti gli altri micronutrienti importanti per le piante (Cu, Zn, Mn, B, Mo, Cl) sono abbastanza facili da trovare in acqua e le quantità necessarie sono così ridotte da renderne quasi inutile ogni ulteriore somministrazione, al di fuori di quelle che derivano automaticamente dai cambi d'acqua previsti da una normale manutenzione e dalla degradazione del cibo somministrato ai pesci.

 

 

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